May 222013
 

Bisogna saperla maneggiare la materia. Ormai non serve più “descrivere”, ma bisogna farla sentire, la materia. “Stai suonando mozart sul mio cazzo?”. La battuta è nel film e racchiude l’essenza di Spring Breakers: per il gangster nero non si tratta solo di farsi una scopata, ma di sentire una sinfonia celeste; per noi spettatori non si tratta solo di sentire un racconto, ma di fare esperienza.

Harmony Korine non vuole rappresentare il vuoto degli adolescenti della provincia americana che ammalati di noia diventano ossessionati dallo sballo, in un vortice sempre più stretto che acchiappa e affonda. Korine vuol farci entrare in quel vortice, buttarci dentro e frullarci per bene. E ci riesce.

Qualche elemento descrittivo pure c’è. Scorci monocromatici, silenziosi e vuoti, sono a contrasto con l’esplosione di colori della Florida, piena di gente e di casino. Korine mostra da dove vengono quelle quattro ragazze, cosa lasciano e a cosa vanno incontro.

Ma piano piano, senza farcene rendere conto, Korine smette di “mostrare” e ci butta dentro. Montaggio schizzato che se ne frega della linearità temporale, battute ripetute al parossismo, musica pompata, addominali e tette, tatuaggi e pistole, droga e alcol… che escono da tutte le parti e noi siamo nel mezzo, molto meglio che il 3d.

Spring Breakers

Quello che ci ucciderà non sarà facebook o twitter. Nel film, i cellulari quasi non esistono e servono solo a chiamare i genitori. E, pare dire ancora Korine, quello che ci ucciderà non è la droga o l’alcol.
Quello che ci uccide è la noia, la cattiveria dentro. Le persone sono il vero problema, non quello che ci gira intorno.

“Per ogni tentazione, Dio ci dà una via di uscita”. Poi sta a noi prenderla o no.
Una ragazza (Faith) la prende subito la via di uscita e lascia il gruppo, fiutando quello che sta per accadere. Cotty la prende dopo perché ha visto il pericolo e ne è rimasta scottata.

Candy e Brit restano invece a fare “spring breaking” incuranti del pericolo o forse proprio perché c’è pericolo. Dentro di loro, il vuoto o, meglio, un buco nero, l’antimateria.
E bisogna saperla maneggiare l’antimateria, che è roba esplosiva…

Non c’è giudizio morale in Spring breakers. E’ solo un viaggio allo sprofondo, inquietante e tremendo. Guardatelo questo film e fatelo questo viaggio. Poi malediremo insieme il pilota, che non ci dà una via di uscita e ci lascia soli di fronte ad un desolante scenario. O forse, per questo squarcio di verità, magari dovremmo ringraziarlo.


Spring breakers una vacanza da sballo
(Spring breakers), Usa 2012, 94′
scritto e diretto da Harmony Korine
con James Franco (Alien), Vanessa Hudgens (Candy), Ashley Benson (Brit), Selena Gomez (Faith), Rachel Korine (Cotty)
montaggio di Douglas Crise, musiche originali di Cliff Martinez e Skrillex

May 162013
 

L’ho vista a una distanza di circa 30 metri. Ricordo come si chiama. Comincia per C.

Audrey Hepburn Breakfast at Tiffany's Dead Bumblre BeeE C. passava veloce davanti alla risotteria del Lingotto, con una amica o una collega, dirette all’uscita di servizio e con un badge al collo. Era furtiva. O forse semplicemente un po’ ingobbita. Chissà, mi avesse visto forse avrebbe detto lo stesso di me, ingobbito sul risotto. Del resto son passati 20 anni.

Ci scrivevamo, 20 anni fa. Niente facebook, niente email. Erano i tempi che ancora si andava in cartoleria a cercare una carta particolare o una penna che la imbevesse giustamente d’inchiostro. Erano i tempi che facevo le “brutte” per tirar giù cosa volevo dire. In modo che nella “bella” potevo concentrarmi solo sulla mia orribile calligrafia.

Chissà che le scrivevo. E chissà che mi scriveva lei. E soprattutto chissà perché un giorno non le ho scritto più. O non mi ha scritto più lei?

Ricordo che mi piaceva com’era. Non intendo l’aspetto esteriore. Intendo il modo di ragionare, il modo di parlare, le cose che pensava e che diceva. Ricordo che le aspettavo le sue lettere. E mi faceva un gusto enorme scriverle e, soprattutto, appiccicare il francobollo.

Più tardi, ad un’altra C., ho scritto con quello stesso gusto delle email. Potrei rileggermela tutta quella corrispondenza, archiviata perennemente nei server di Mountain View, ma non mi va. Mi andrebbe invece di ricordarmi dove sono finite quelle lettere che ho ricevuto e quelle “brutte”. Forse solo per un gusto vintage. O perché ora che l’ho rivista mentre percorreva in 7 secondi netti il mio campo visivo, vorrei anche avere ricordi più nitidi.

Ma tutto questo non si deve pensare. Non è concesso. Lei probabilmente sta lavorando qui e le fiere sono sempre una roba stressante. Forse neanche mi riconoscerebbe. Io fra poco ho il mio appuntamento. Finito questo risotto chiamerò mia moglie. Discuteremo del condominio. Ho voglia di sapere come le è andata la giornata di lavoro.

Insomma, è un ricordo che passerà presto. Lo trasformerò in due righe da scrivere sul blog in modo da rileggerle fra qualche anno e rivivere questa sensazione.

Credo che non sia corretto. Credo sarebbe più giusto inseguirla. Magari non è di fretta, magari è solo lì fuori che si fuma una sigaretta. E potrei raggiungerla, sorriderle, capirne un po’ del vento che ha tirato in questi vent’anni, abbracciarla e salutarla.

Ma vabbé, il risotto è finito, l’ora è tarda, faccio le mie telefonate mentre vado verso lo stand H175. Magari il destino domani me la rimette davanti.

 Posted by at 10:10 pm